Il Guatemala è una terra di vulcani, più di trenta coni che disegnano lo skyline da occidente alla costa del Pacifico.
Quando metti piede nel Paese li riconosci senza bisogno di carta topografica: il profilo del Volcán de Fuego che lancia pennacchi di cenere, la piramide massiccia del Volcán Tajumulco – vetta più alta dell’America Centrale – o i pendii erbosi del Pacaya, dove puoi ancora vedere rocce incandescenti sotto la crosta nera.
Ti accompagnerò in questo post alla scoperta dei vulcani del Guatemala.
Sono Roberto Furlani, esperto di Centro-Sud America e del Guatemala (per cui, come tour operator, ho creato più di 17 programmi di viaggio) e ho oltre 32 anni di attività professionale nel Turismo.
Questo, in cui ti trovi, è il mio Blog ” Viaggio-CentroSudAmerica“, in cui racconto in più di 1050 post le straordinarie bellezze del Guatemala e dell’America latina (alla fine di questo post potrai conoscere meglio chi sono 😊
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Perché il Guatemala è un Paese Ricco di Vulcani?
Immagina due piatti sovrapposti che scorrono l’uno sotto l’altro. In geologia quel movimento si chiama subduzione, e riguarda la placca oceanica Cocos che sprofonda sotto la placca Caraibica.
L’attrito scioglie la roccia, il magma risale attraverso fratture e costruisce nuovi vulcani. Il risultato è una catena di crateri lunga circa 300 chilometri, tutti allineati a pochi chilometri dal Pacifico.
Di questi edifici, trentasette sono catalogati, una decina mostra ancora pennacchi di vapore o colate di lava e tutti vengono sorvegliati 24 ore su 24 dai tecnici dell’INSIVUMEH, l’Istituto nazionale di sismologia.
La presenza dei vulcani non influenza soltanto le statistiche di protezione civile; incide anche sulla vita quotidiana.
Le ceneri rendono i suoli fertili per il caffè d’altura, le sorgenti termali attirano famiglie in cerca di bagni caldi e le rocce porose vengono impiegate come pietra da costruzione.
Al di là dell’utilità economica, però, resta il fascino di un territorio che pulsa: se ascolti con attenzione puoi avvertire un brontolio sommesso che ricorda quanto sia giovane la crosta terrestre sotto i tuoi piedi.
L’Anello di Fuoco del Pacifico
Il Guatemala occupa un segmento dell’Anello di Fuoco, cintura di vulcani e fosse abissali che abbraccia il Pacifico per oltre 40 000 chilometri. Conoscere gli altri tratti di questa catena ti aiuta a capire perché qui vedi fumarole dove altrove troveresti solo pianure.
Cile – Più di duemila vulcani disegnano la linea delle Ande; oltre cinquecento sono considerati attivi. Il Villarrica, per esempio, erutta fontane di lava visibili dalle piste da sci.
Perù – Sulle colline di Arequipa troneggia l’El Misti, mentre il Sabancaya soffia colonne di vapore da anni.
Ecuador – L’“Avenida de los Volcanes” ospita giganti come il Cotopaxi e il Chimborazo, che grazie alla forma oblunga della Terra è il punto più distante dal centro del pianeta.
Colombia – Il Nevado del Ruiz ricorda la tragedia di Armero del 1985; il Galeras, vicino a Pasto, è da sempre sotto stretta sorveglianza.
Messico – La Cintura Vulcanica Trans-Messicana attraversa il Paese: il Popocatépetl sbuffa a vista di Città del Messico, il Colima alterna quiete a spettacolari esplosioni.
Guatemala – Dal Tacaná al Fuego la catena occidentale sembra una collana di perle nere.
Nicaragua – Il Cerro Negro, nato nel 1850, è tra i vulcani più giovani al mondo; il Masaya possiede un lago di lava stabile.
Costa Rica – Foresta pluviale e crateri convivono: l’Arenal regala panorami mozzafiato, il Poás ospita un lago acido color turchese.
Al di fuori di questo arco, nazioni come Argentina e Bolivia hanno comunque vulcani, ma l’origine è diversa: la subduzione coinvolge la placca di Nazca e i processi sono meno esplosivi.
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Il Guatemala è il Paese con Più Vulcani in America Centrale?
Se prendi in considerazione crateri attivi, dormienti ed estinti, il Guatemala primeggia in America Centrale, seguito da Costa Rica e Nicaragua. Le cifre, però, cambiano a seconda di come definisci “attivo”.
La vulcanologia considera tale un vulcano che ha eruttato negli ultimi diecimila anni, mentre l’opinione pubblica si concentra su crateri con attività visibile. Per darti un quadro affidabile ho incrociato i dati del Global Volcanism Program con le liste delle agenzie geologiche nazionali.
Classifica dei Paesi latino-americani per numero di vulcani
1. Cile – oltre duemila apparati (circa 500 attivi).
2. Messico – poco meno di 1500 coni; 48 hanno registrato eruzioni storiche.
3. Ecuador – circa 80 vulcani, 27 dotati di fumarole costanti.
4. Costa Rica – oltre 100 crateri, 7 monitorati di continuo.
5. Guatemala – 37 edifici, 10 in sorveglianza attiva.
6. Nicaragua – 19 vulcani, con Masaya e Cerro Negro tra i più dinamici.
7. Colombia – 15 crateri, incluso il Nevado del Huila sotto ghiacciaio.
8. Perù – 16, tra cui Sabancaya in eruzione dal 2016.
9. Bolivia – 11, per lo più estinti; spicca il Nevado Sajama.
10. Argentina – 20, prevalentemente domi silicici nelle Ande meridionali.
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Come leggere questi numeri
Le categorie “attivo”, “dormiente” ed “estinto” non sono etichette rigide.
Un vulcano considerato tranquillo può dare segni di ripresa se nuove spinte tettoniche riaprono i condotti.
Per questo gli studiosi preferiscono includere nella sorveglianza anche edifici senza eruzioni storiche.
In pratica, quando cammini in aree vulcaniche mantieni sempre l’attenzione: consulta i bollettini dell’INSIVUMEH, rispetta i cordoni di sicurezza e affidati a guide locali.
Sicurezza e turismo responsabile
Salire su un cono guatemalteco non richiede doti alpinistiche, ma una preparazione minima sì.
Porta acqua, abbigliamento a strati e una torcia se vuoi gustarti l’alba dalla cima.
Raccogli i rifiuti, non asportare pietre né piante e ricorda che molte aree sono terreni comunali delle comunità Maya: chiedi permesso prima di accedere ai campi di caffè e partecipa, se puoi, ai progetti di riforestazione finanziati dal turismo.
Camminare accanto a un cratere fumante è un’esperienza che non si dimentica facilmente.
Il tufo caldo scricchiola sotto gli scarponi, l’aria sa di zolfo e la vista sul Pacifico o sulle foreste d’altura ti ricorda che la Terra è viva, in continua trasformazione. Tornerai a casa con foto straordinarie, ma soprattutto con la sensazione – difficile da spiegare, facile da riconoscere – di aver toccato uno dei suoi cuori pulsanti.
I Vulcani più Famosi del Guatemala
Volcán de Fuego: Il Gigante Sempre Attivo
Il Volcán de Fuego domina la piana di Antigua con un pennacchio costante. Le sue esplosioni stromboliane – lampi di gas e scorie che risalgono la gola del camino ogni pochi minuti – disegnano scie rosse nel buio.
Salire fin sotto la cresta non è consentito, ma puoi fermarti a La Soledad: un terrazzo naturale da cui ascolti il ruggito profondo del magma e vedi colate incandescenti formare piccoli delta sul fianco meridionale.
• Altezza 3 763 m
• Eruzione maggiore più recente: giugno 2018, con colate piroclastiche che hanno colpito San Miguel Los Lotes
• Suggerimento: scegli una notte senza luna per cogliere meglio i bagliori della lava.
Volcán Acatenango: Escursione tra i Giganti
Il Volcán Acatenango non erutta da secoli, ma è la passerella migliore per osservare il Fuego. Il cammino parte dai campi di mais di La Soledad, sale tra boschi di pino-encino – un ibrido di pino e quercia tipico delle quote intermedie – e raggiunge un altipiano di sabbia vulcanica dove monti la tenda. All’alba servono quaranta minuti supplementari per toccare la croce di vetta e vedere il Pacifico schiarirsi all’orizzonte.
• Altezza 3 976 m
• Dislivello > 1 500 m; tempo medio di salita 6 ore
• Ricompensa: vista frontale sulle eruzioni del Fuego a distanza di sicurezza.
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Volcán Tajumulco: La Montagna più Alta del Centro America
Con i suoi 4 220 m il Volcán Tajumulco regala la sensazione di dominare l’intero istmo. Il sentiero da Tuichán attraversa campi di patate, pascoli e un tratto di pino-encino prima di emergere nella brughiera di tussock, erba a cuscinetto che resiste al gelo notturno.
Il panorama dalla vetta spazia dal Golfo di Tehuantepec al Fuego che erutta in lontananza.
• Durata complessiva 7-8 ore
• Consiglio: trascorri una notte a San Marcos (2 500 m) per acclimatarti.
I Vulcani meno conosciuti, ma spettacolari
Volcán Pacaya: avventura alle porte della capitale
Il Volcán Pacaya permette di avvicinarsi a colate ancora tiepide. Le guide comunitarie di San Vicente Pacaya ti accompagnano lungo un crinale di lapilli fino a un punto panoramico dove senti il calore filtrare fra le fessure. Molti arrostiscono marshmallow, qualcuno scalda le tortillas di mais direttamente sulla pietra nera.
• Quota 2 552 m, trekking di 2-3 ore A/R.
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Volcán Santa María e il Santiaguito
Il sentiero che sale dal barrio El Calvario di Quetzaltenango raggiunge la cresta del Santa María dopo tre ore di fatica. Da lassù osservi il Santiaguito, un domo di lava che sbuffa cenere dal 1922. Le esplosioni, piccole ma continue, formano funghi grigiastri sopra la foresta. È uno dei migliori punti d’affaccio sull’attività vulcanica in tempo reale.
• Quota 3 772 m, pendenza severa.
Escursioni sui Vulcani del Guatemala: Cosa Sapere
Ogni cono guatemalteco propone pendenze diverse, ma il fattore che più incide sulla tua esperienza è l’altitudine.
Sopra i 2 500 m la pressione cala e il corpo deve abituarsi: dormire almeno due notti a Città del Guatemala, Antigua o Quetzaltenango (tutte comprese fra 1 500 e 2 400 m) riduce il rischio di soroche, il mal di montagna che provoca mal di testa, nausea e perdita di appetito.
Se dopo i primi passi su pendenze importanti senti il battito accelerare, rallenta il ritmo e bevi a piccoli sorsi: la disidratazione amplifica i sintomi.
Lo zaino va caricato con attrezzatura di base ma selezionata.
Scarponi alti con suola Vibram o similare proteggono le caviglie sulle colate di lava, rocce affilate originate da magmi molto viscosi.
Una giacca soft-shell frena il vento che scende dai crateri al tramonto; sopra aggiungi un guscio impermeabile in caso di rovesci improvvisi.
Ti consiglio sempre un paio di guanti leggeri: la roccia vulcanica è abrasiva e grattugia i palmi se scivoli.
In stagione secca – da novembre ad aprile – tre litri d’acqua coprono una giornata di cammino; nella stagione umida porta una borraccia filtrante, perché molte comunità permettono di rifornirsi a sorgenti locali purché tu non sprechi l’acqua.
I municipi chiedono spesso di salire con una guida autorizzata; il costo (circa 200 GTQ per gruppo) include il contributo alle squadre di sorveglianza che controllano incendi e comportamenti irrispettosi.
Le guide ti offrono di solito bastoni ricavati dal pino locale, utili ma un po’ pesanti: se hai i tuoi bastoncini telescopici risparmierai energia in discesa.
Prima di fissare la partenza, chiedi dove si trova il posto di controllo più vicino (su molti vulcani c’è una casetta in legno dove firmi un registro).
Lì puoi verificare i bollettini dell’INSIVUMEH – l’istituto nazionale che monitora sismi ed eruzioni – e avere un quadro aggiornato dell’attività del cono che stai per affrontare.
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Quando Andare
Il Guatemala ha due stagioni principali, ma microclimi e orientamento dei versanti modulano le condizioni.
Da novembre a metà aprile prevale l’aria secca che arriva dalla penisola di Tehuantepec: mattine limpide, pomeriggi con qualche cumulo innocuo e notte fredda, specialmente sopra i 3 000 m.
Nelle ore centrali il sole picchia perché la latitudine è bassa: spalma crema 50+, proteggi nuca e orecchie con un cappello a tesa larga; il vento xocomil che spazza il lago Atitlánasciuga la pelle senza che tu avverta il calore.
Maggio–ottobre coincide con la stagione delle piogge. I temporali iniziano di solito dopo le quindici; partire all’alba ti permette di scendere prima dei rovesci.
I sentieri in terra rossa del Pacaya diventano fango scivoloso, mentre le lastricate di basalto dell’Acatenango drenano meglio l’acqua ma si coprono di nebbia fitta.
A luglio, la cosiddetta canícula – una pausa asciutta di due-tre settimane – regala cieli tersi e pendii verdi: se vuoi fotografare il contrasto fra la lava nera e la vegetazione, è il momento ideale.
Settembre e ottobre restano i mesi con il rischio più alto di pioggia prolungata e frane sui tratti scavati nella pomice.
In quel periodo alcune comunità chiudono i varchi d’accesso; controlla sempre gli avvisi locali e, se desideri comunque partire, prevedi un giorno extra in caso di rinvii.
I Vulcani e la Cultura Guatemalteca
Per gli antichi Maya K’iche’ e Tz’utujil la montagna di fuoco non è un semplice rilievo: è un essere vivo, custode di acqua, semi e fertilità.
Gli h’ilones – spiriti del luogo, letteralmente «cuori della terra» – abitano cavità e fumarole. Quando un contadino pianta il mais alla base del Fuego o del Tacaná, interra chicchi di cacao come dono di reciprocità: un gesto che rinnova l’alleanza fra uomo e vulcano.
I sacerdoti ajq’ij – i “contatori dei giorni” che leggono il Cholq’ij, calendario di 260 giorni – scelgono date propizie per i rituali sul bordo dei crateri spenti o nei boschi di pino-encino.
Bruciano copal, resina aromatica raccolta dal Bursera bipinnata, e aghi di pino per produrre un fumo bianco che, secondo la tradizione, «porta la parola agli antenati».
Su giornate segnate dal glifo Toj, legato all’elemento fuoco, chiedono guarigione o pioggia; su Ajpu’, simbolo di sole e forza, invocano protezione per i viaggiatori che affrontano le salite più dure.
Se assisti a una cerimonia, tieniti in disparte, spegni la fotocamera finché non ricevi un assenso chiaro e partecipa con rispetto: il vulcano non è mai mero sfondo turistico, ma una presenza che struttura il tempo e il lavoro quotidiano delle comunità.
Tornare a valle dopo aver respirato quell’intreccio di geologia e fede ti farà capire perché in Guatemala le “montagne di fuoco” sono allo stesso tempo maestre di vita e custodi di memoria.
In Viaggio tra i Vulcani
Un itinerario di nove giorni ti porta dal Pacaya all’Acatenango, poi a Quetzaltenango per il Santa María e infine al San Pedro, balcone naturale sul lago Atitlán.
Percorrerai colate di basalto del Pliocene e dormirai due notti in tenda sotto un cielo privo di inquinamento luminoso.
Ogni villaggio rivela il proprio legame con la montagna: ad Alotenango la cenere del Fuego fertilizza il caffè arabica; a San Juan La Laguna i tintori usano indaco coltivato sui pendii del San Pedro per tingere i tessuti.
Alla fine del percorso sentirai di aver attraversato un manuale di geologia a cielo aperto e, al tempo stesso, un mosaico di tradizioni vive.
Se desideri un programma dettagliato, scrivimi: organizzerò trasporti, permessi e guide locali affinché tu possa camminare in sicurezza fra le “montagne di fuoco” del Guatemala.
I trekking non sono impegnativi, ma richiedono una buona condizione fisica e propensione al cammino.
👉 Trekking tra i vulcani >>
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Programmi di Viaggio in Guatemala
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👉 Guatemala & Roatan 9 giorni >>
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NOTA BENE
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Mi chiamo Roberto Furlani e lavoro con passione nel Turismo da oltre 32 anni, di cui 15
Grazie anche a questa ricca esperienza sono oggi Responsabile Prodotto e Tour operator per Evolution Travel (il Network che conta più di 600 consulenti di viaggio on line), per cui ho creato più di 120 programmi di viaggio, con cui potrai scoprire il Centro-Sud America!
Troverai tutta la mia storia nel “chi sono”; aggiungo solo che per 22 anni sono stato giornalista pubblicista delle pagine scientifiche del Corriere della Sera.
E’ stato così per me estremamente naturale dare vita al Travel Blog Viaggio Centro Sud America in cui ti trovi e creare più di 900 post e video che, spero, ti aiuteranno a conoscere e amare intensamente come me questa Regione del nostro Pianeta.
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