Le Isole del Rosario formano un arcipelago di ventotto isolotti corallini a 45 km dal molo di Cartagena.
Dal 1988 rientrano nel Parque Nacional Natural Corales del Rosario y San Bernardo, istituito per salvaguardare una delle barriere più ricche dei Caraibi colombiani. Lontano dal rumore cittadino ti muovi fra lagune smeraldo, grovigli di mangrovia e villaggi di palafitte; qui il tempo segue il ritmo dei tamburi alegres e dell’alta marea.
Ti accompagnerò in questo post alla scoperta delle isole del Rosario.
Sono Roberto Furlani, esperto di Centro-Sud America e della Colombia (per cui, come tour operator, ho creato più di 15 programmi di viaggio) e ho oltre 32 anni di attività professionale nel Turismo.
Questo, in cui ti trovi, è il mio Blog ” Viaggio-CentroSudAmerica“, in cui racconto in più di 1050 post le straordinarie bellezze della Colombia e dell’America latina (alla fine di questo post potrai conoscere meglio chi sono 😊
Ecco cosa potrai leggere in questo post:
1. Isole del Rosario Cosa Vedere
2. Storia e Cultura
3. Flora e Fauna
4. Gastronomia
5. Consigli per visitare le isole del Rosario
6. Come arrivare alle isole del Rosario
7. Quando andare alle isole del Rosario
8. Cosa Vedere in Colombia
9. I miei Programmi in Colombia
10. Scopri Chi Sono
1. Isole del Rosario cosa vedere
Prima di imbarcarti tieni presente due regole del parco: niente plastica monouso e contributo di conservazione da corrispondere all’attracco. Ecco dieci tappe-chiave, introdotte da una frase che ne chiarisce l’interesse.
Oceanario
Sull’isolotto di San Martín de Pajarales vasche in mare aperto ospitano lamantini, tartarughe caretta e squali nutrice. Biologi locali illustrano i programmi di riabilitazione di animali feriti dalle eliche.
Playa Blanca
Un chilometro di sabbia corallina; l’acqua filtra tra i polipi e resta trasparente tutto il giorno. Arriva prima delle 10 per goderti il silenzio, poi ordina pargo rojo alla plancha dal chiosco di Doña Triny.
Isla Grande
La maggiore per superficie: sentieri tra ficus e mandorli portano alla baia di Orika, caletta senza motoscafi dove senti solo il canto degli uccelli frugivori.
Laguna Encantada
Di notte, al minimo movimento, il plancton Noctiluca scintillans sprigiona bagliori verde-azzurri. Nuota senza crema solare per non danneggiare i microrganismi.
Barriera esterna
Parete che sprofonda a venti metri: in immersione incontri pesci pappagallo regina, murene maculate e, ad aprile, tartarughe verdi in migrazione.
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Foreste di mangrovia
In kayak fra le radici di Rhizophora mangle osservi granchi violinisti e avannotti di snook che qui trovano nursery naturale.
Aviario Nacional
Oltre 160 specie di uccelli; spicca il raro paujil piquirojo. I camminamenti sopraelevati consentono foto senza disturbare gli animali (niente flash).
Bocachica
Villaggio di pescatori e forte San Fernando (1753). Dalle mura leggi l’intero canale d’accesso a Cartagena, un tempo sorvegliato contro i corsari.
San Martín de Pajarales
Non solo Oceanario: piccole spiagge con acque di due metri, ideali per il primo snorkeling dei bambini.
Playa Libre
Raggiungibile soltanto in lancha privata. Porta acqua e frutta, qui non ci sono chioschi; al tramonto le iguane scendono dagli alberi d’almendro.
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2. Storia e Cultura
Prima che gli spagnoli comparissero all’orizzonte, le isole erano tappe stagionali per gli Zenú, popolazione di agricoltori‐idraulici che viveva fra i fiumi Sinú e San Jorge.
In canoa arrivavano qui a raccogliere strombi giganti – molluschi dal guscio rosa usati come cibo e come trombe cerimoniali – e a far essiccare il sale marino, merce di scambio verso l’interno.
Di quegli insediamenti restano cumuli di conchiglie (concheros) nascosti nella macchia secca di Barú.
Dal Seicento la geografia frammentata dell’arcipelago divenne rifugio di corsari inglesi, olandesi e francesi che intercettavano i galeoni d’argento diretti a Cartagena. Sir John Hawkins e, più tardi, il nipote John Oxenham utilizzarono le lagune per carenare le navi: uno scafo in mogano naufragato a nord di Isla Grande – individuato da sub locali, mai sollevato – testimonia quel periodo di razzie e riscatti.
Nel Settecento la corona spagnola concesse licenze per estrarre corallo calcinato, ingrediente della malta impiegata a Cartagena.
La pratica devastò chilometri di barriera; a metà Ottocento la pesca dell’anguilla e la raccolta di caretta caretta completarono il quadro di sfruttamento.
Solo nel 1977 un decreto nazionale vietò l’estrazione di corallo vivo, aprendo la strada alla creazione del parco marino (1988).
Oggi le comunità afro‐discendenti di Barú, Orika e Bocachica gestiscono eco-posadas di tre o quattro camere, alimentate a pannelli solari, e usano velieri tradizionali quitaseco per la pesca regolamentata di aragosta. Il loro dialetto mescola spagnolo costiero, inglese creolo portato dai giamaicani impiegati nella coltivazione delle banane ie termini bantú sopravvissuti alla tratta atlantica.
Quando senti l’espressione “minga a la raiz” – letteralmente “lavoro collettivo alla radice” – sappi che indica una giornata di volontariato: si puliscono le mangrovie dai rifiuti o si riparano tetti di palma, ciascuno porta in dono caffè, farina di mais e canzoni mapalé eseguite al tamburo alegre.
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3. Flora e Fauna
La colonna d’acqua che circonda l’arcipelago ospita 54 specie di coralli costruttori: fra queste, Acropora palmata forma scogliere a ventaglio che dissipano l’energia delle onde, mentre Montastraea cavernosa erige cupole giallo-brune popolate da gamberetti pulitori.
Di giorno, sul reef pattugliano pesci chirurgo e pesci farfalla; al crepuscolo escono le cernie Nassau, specie in declino che qui trova ancora siti di aggregazione.
Nei tratti sabbiosi riposano la razza chiodata e piccoli branchi di pesci trombetta.
Fra maggio e settembre tre specie di tartaruga – verde, caretta e liuto – salgono a nidificare sulle spiagge di Isla Grande: i biologi del parco sorvegliano i nidi con gabbie di bambù contro i granchi predatori. In immersione, da dicembre a marzo, non è raro incontrare lo squalo di barriera dei Caraibi (Carcharhinus perezii), che pattuglia i canali più profondi.
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A pelo d’acqua prosperano le mangrovie rosse, bianche e nere; le loro radici a paletto trattengono sedimenti, offrono nursery a pesci pappagallo e rifugio a granchi violinisti. Fra le chiome si posano pellicani bruni, aironi guardabuoi e – quando soffia l’aliseo – le fregate magnifiche: i maschi, in stagione di corteggiamento (dicembre-gennaio), gonfiano un sacco golare rosso vivo che avvisti anche dal kayak.
Sulla terraferma il sottobosco ospita iguane verdi, opossum dal manto dorato e, nei mesi piovosi, rane foglia che depongono uova gelatinose sui rami bassi. L’unica palma nativa, la corozo (Bactris major), fornisce bacche viola impiegate in uno sciroppo energizzante venduto nei villaggi.
Per aiutare la conservazione adotta tre semplici gesti: preferisci creme solari senza oxybenzone né octinoxate, mantieni le pinne sollevate sopra il corallo vivo e non raccogli conchiglie abitate – l’eremita che le occupa ricicla quegli alloggi per tutto il ciclo di vita.
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4. Gastronomia
Mangiare alle Isole del Rosario significa assaggiare ogni mattina ciò che i pescatori consegnano direttamente al bancone della cucina: dentici appena issati in barca, gamberi che profumano ancora di mare, alghe sottili raccolte tra le secche. L’ingrediente “di terra” viene, invece, dai cortili sabbiosi delle case, dove crescono papaya, yucca e búho—una varietà locale di peperoncino giallo dal retrogusto fruttato.
Il piatto che troverai ovunque è il ceviche criollo: cubetti di pesce crudo, solitamente dentice o cernia, lasciati “cuocere” per pochi minuti nel succo di lime, coriandolo fresco (qui lo chiamano cilantro), cipolla rossa a velo e un tocco di búho. La versione rosariera aggiunge dadini di ananas rosa—un ibrido coltivato nella vicina Barú—che regala una lieve nota floreale.
A pranzo è facile che ti propongano arroz de coco con mariscos. Il riso cuoce lentamente in latte di cocco appena grattugiato e in un soffritto di achiote (semi aranciati dell’albero Bixa orellana usati come colorante e antiossidante). A metà cottura si aggiungono gamberi, calamari e granchio blu. Il risultato è un riso lucido, punteggiato di crostacei, dove il dolce del cocco bilancia la salinità del mare.
Il secondo più ordinato resta il pargo rojo frito. Si tratta di un dentice rosso inciso a losanghe, marinato con aglio, lime e spezie criollas, quindi fritto in olio di palma rossa. Lo accompagnano i patacones, grosse fette di platano verde schiacciate e fritte due volte, e carpaccio di avocado Hass locale.
Quando il vento cala e la luce diventa dorata, le famiglie si radunano intorno a un pentolone per la sopa de mariscos. Il brodo è estratto da teste di pesce arrostite, a cui si uniscono latte di cocco, coriandolo lungo (più aromatico del coriandolo comune) e cassava.
Ogni mestolo racchiude cozze, pezzi di aragosta e dadini di pez espada. Finito il pasto, si sorseggia corozo juice, sciroppo violaceo ottenuto dalle bacche della palma Bactris major.
La frutta chiude quasi sempre la tavola. Mango Tommy Atkins, guava bianca, papaia rosada e la guana bana—grande frutto spinoso dal gusto che ricorda fragola e ananas—vengono serviti semplicemente a fette o frullati con ghiaccio.
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5. Consigli per visitare le isole del Rosario
Prima di partire chiediti che impronta vuoi lasciare. L’ecosistema di barriera è delicato: un singolo tocco può rompere anni di crescita del corallo.
Usa creme solari prive di oxybenzone e octinoxate; lo trovi indicato sull’etichetta con la dicitura “reef safe”. Indossa, quando possibile, una maglia in lycra a maniche lunghe: ridurrai la quantità di filtro necessario.
In acqua nuota in orizzontale: pinne troppo basse sollevano sabbia fine che soffoca i polipi. Se vuoi fotografare un pesce, mantieni la distanza di un metro: gli zoom odierni bastano a ottenere scatti nitidi senza stressare l’animale.
Sulla terra scegli alloggi che riciclano acqua piovana e generano energia con pannelli solari. A Isla Grande molte eco-posadas adottano toilette a basso consumo e separano i rifiuti; preferiscile a strutture che dipendono da generatori diesel. Porta una borraccia d’acciaio: quasi tutti i lodge offrono dispenser di acqua potabile per ricariche gratuite.
Occorrono guide locali per i passaggi più intricati tra le mangrovie; affidartele significa sostenere famiglie che da generazioni vivono di pesca.
Il prezzo di un tour include spesso la licenza di parco e un contributo al programma di ripopolamento di tartarughe verdi: domandane conferma quando prenoti.
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6. Come arrivare alle isole del Rosario
Il molo turistico di Cartagena, Muelle de la Bodeguita, dista quindici minuti a piedi dalle mura coloniali. Dalle 8 alle 9 del mattino partono lance di linea—motobarche di nove o dodici metri—che raggiungono l’arcipelago in 45-60 minuti, a seconda della rotta. Il biglietto include il rientro pomeridiano.
Per maggiore flessibilità puoi noleggiare un bote privado con skipper: la tariffa giornaliera varia secondo grandezza e carburante, ma consente di fermarti in calette deserte come Playa Libre o di pranzare in un ristorantino sull’acqua a Bocachica. Chiedi sempre giubbotti di salvataggio certificati e, se viaggi con bambini, pretendi modelli a loro misura.
Chi preferisce non dormire in città può prenotare pacchetti di due o tre giorni: trasferimento, pensione completa, uso di kayak e maschere. Di norma i lodge organizzano la barca privata che ti lascia al loro pontile.
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7. Quando Andare alle isole del Rosario
Le temperature oscillano tra 26 e 31 °C tutto l’anno, ma la quantità di pioggia varia. La stazione secca, da dicembre a inizio aprile, regala cieli tersi e fondali limpidi—ideali per immersioni oltre i venti metri. È anche l’alta stagione: prenota con anticipo e preparati a moli affollati.
Da maggio a metà novembre prevale la stazione umida. Gli scrosci pomeridiani durano poco e rinfrescano l’aria; l’acqua resta calda, 28 °C in superficie. Pianifica le attività mattutine, tieni a portata un k-way leggero, e approfitta dei prezzi più bassi.
Se puoi viaggiare tra fine luglio e agosto troverai un compromesso: la pioggia si riduce, l’affluenza rimane gestibile e le mareggiate di ottobre sono ancora lontane.
È anche il momento in cui le uova di tartaruga verde schiudono—gli operatori del parco organizzano uscite all’alba per assistere alla corsa dei piccoli verso l’oceano.
👉 Se vuoi sapere di più sul clima e su quando andare in altre zone della Colombia, ti consiglio di leggere il mio post Quando andare in Colombia: tutto quello che devi sapere, dove troverai tantissime informazioni utili per il tuo viaggio in questo splendido Paese!
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8. Cosa Vedere in Colombia
Se ti ha affascinato la bellezza delle isole del Rosario, preparati a scoprire altre meraviglie in Colombia.
Nel mio post “Cosa vedere in Colombia”, esploreremo insieme 25 luoghi imperdibili, dalle affascinanti strade di Villa de Leyva alle incantevoli spiagge di San Andrés.
Esplora l’architettura coloniale di Cartagena, immergiti nella natura della Valle de Cocora,, e vivi l’avventura nel Parco Nazionale Tayrona.
Scopri il mistero del Deserto de Tatacoa, la serenità di Silvia, e la magia di Providencia.
Non perdere l’occasione di conoscere la storia di Mompox, l’energia culturale di Cali e la straordinaria biodiversità dell’Amazzonia. Ogni angolo della Colombia è pronto a sorprenderti. Inizia qui il tuo viaggio e lasciati affascinare dalla sua diversità!
👉 Leggi il mio post su “Cosa vedere in Colombia per scoprire tutti i dettagli!
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9. I Miei Programmi di Viaggio in Colombia
Se vuoi scoprire la Colombia, ecco i miei programmi di viaggio!
Ti segnalo alcuni programmi:
👉 Vacanze a San Andrés 5 giorni >>
👉 Tour La Guajira >>
👉 Viaggio di 10 giorni in Colombia >>
👉 Tour Bogotà, Cartagena, Valle de Cocora >>
👉 Viaggio Colombia & Panama >>
👉 Colombia & Ecuador >>
👉 Colombia & Galapagos >>
👉 Tour Caribe colombiano >>
👉 Tour 12 giorno da Bogotà a Cartagena >>
👉 Colombia Tutta Natura 16 giorni >>
NOTA BENE
👍 Nel portale Colombia troverai sia viaggi individuali che di gruppo. I viaggi individuali possono partire in qualsiasi giorno dell’anno, anche con una sola persona! I viaggi di gruppo prevedono invece date fisse.
👍 I programmi pubblicati sono solo una parte di quelli che posso proporti. Chiedimeli 😉
👍 Tutti i viaggi individuali che troverai sono adattabili alle tue esigenze e possono quindi essere costruiti su misura, secondo i tuoi desideri.
👉 Leggi alcune recensioni scritte da chi ha viaggiato con me !
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10. Scopri Chi Sono
Mi chiamo Roberto Furlani e lavoro con passione nel Turismo da oltre 32 anni, di cui 15
Grazie anche a questa ricca esperienza sono oggi Responsabile Prodotto e Tour operator per Evolution Travel (il Network che conta più di 600 consulenti di viaggio on line), per cui ho creato più di 120 programmi di viaggio, con cui potrai scoprire il Centro-Sud America!
Troverai tutta la mia storia nel “chi sono”; aggiungo solo che per 22 anni sono stato giornalista pubblicista delle pagine scientifiche del Corriere della Sera.
E’ stato così per me estremamente naturale dare vita al Travel Blog Viaggio Centro Sud America in cui ti trovi e creare più di 900 post e video che, spero, ti aiuteranno a conoscere e amare intensamente come me questa Regione del nostro Pianeta.
👉 Chi sono e che cosa posso fare per te >>>
👉 Leggi le recensioni su Evolution Travel su Trust Pilot (risultiamo la migliore agenzia /tour operator che opera in Italia)
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Scopri la Colombia con il mio Blog
Se ti piaciuto il mio post, ti invito a scoprire la Colombia attraverso il mio blog Viaggio in Centro-SudAmerica .
Qui troverai molte informazioni che spero ti possano essere utili per preparare e arricchire il tuo programma di viaggio in Colombia e la tua conoscenza, più in generale, dell’America latina.
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