Galapagos diario di viaggio – racconto di un tour di 10 giorni

Galapagos diario di viaggio - racconto di un tour di 10 giorni_leone di mare a San Cristobal

Leggi il mio diario di viaggio alle Galapagos; è il racconto di un tour di  10 giorni, l’ultimo di una serie iniziata quasi 30 anni fa, nel 1992. Allora spesi 1000 dollari americani, tondi tondi, per una crociera nelle isole incantate. Decisi poi di allungare di altri 4 giorni il mio viaggio, stregato dalla bellezza di queste isole.
Un volta arrivati, è veramente difficile staccarsi da questi luoghi magici! 

DIARIO DI VIAGGIO ALLE GALAPAGOS
1° giorno: Quito – Baltra 

Ricordo benissimo il mio primo viaggio alle Galapagos; era il novembre del 1992, la lira aveva subito una fortissima svalutazione, ma accettai di pagare 1000 dollari americani (esattamente mille) per una crociera di 7 notti nelle isole incantate.

Da allora, quando il discorso cade su quel viaggio, una magnifica accoppiata Ecuador-Galapagos, continuo ad affermare che quelli furono i “migliori mille dollari spesi nella mia vita”. Oltre a fare un viaggio memorabile (indimenticabile Ecuador), toccai infatti con mano il Paradiso. Tanto che, una volta terminata la crociera, decisi con Andrea (il mio compagno di viaggio) di prolungare la nostra presenza nell’Eden per altri 4 giorni!

Da allora, per me che sono appassionato di animali e di Natura, ogni ritorno alle Galapagos è letteralmente una festa: la stessa abbondanza di fauna l’ho trovata infatti unicamente al Parco nazionale Kruger. Il “piccolo” problema è che nell’area protetta sudafricana non si può uscire dall’auto per evitare problemi con elefanti, rinoceronti, leoni, leopardi, bufali e chi più ne ha, ne metta.

Alle Galapagos invece il problema si inverte.  Quando si visitano le isole bisogna stare attenti a dove si mettono i piedi per non calpestare i nidi che molti uccelli fanno direttamente sul terreno o per non ruzzolare per terra per essere inciampati in un leone di mare steso sulla spiaggia a prendere il sole!

Mi ritrovo così all’interno dell’aeroporto di Baltra, impegnato nell’ultimo passaggio prima di uscire all’aria aperta. Il pagamento di 100 dollari americani per entrare alle Galapagos. Anche qui, mi dico tirandoli fuori dal portafoglio, i migliori 100 dollari spesi nella mia vita. Non sono una tassa, ma un contributo alla conservazione di quello che è uno dei posti più incredibili del nostro Pianeta.

Dopo aver passato il canale di Itabaca, trovo Carlos che mi accompagnerà a Puerto Ayora dopo avere fatto un paio di soste per riprendere confidenza con la natura del posto.

La strada, lunga poco più di 40 chilometri, viene normalmente coperta in circa 40 minuti ma, percorrendo gli altopiani dell’isola, facciamo una sosta a los Gemelos, due doline di lava che si formarono migliaia di anni fa. Si trovano ai lati della strada e sono immerse nella più fitta foresta di scalesia dell’arcipelago. Ci fermiamo giusto il tempo per ammirarle dall’alto e, dopo pochi chilometri, ecco il primo grande incontro con le signore delle Galapaos: le tartarughe giganti!

Galapagos diario di viaggio - racconto di un tour di 10 giorni_tartaruga gigante
Siamo a El Chato, un’area protetta privata di 12 ettari in cui vivono in assoluta libertà diversi esemplari di questi incredibili rettili, immersi nel loro habitat preferito. Pascoli verdeggianti e foresta di scalesia, combinati con pozze fangose,  dove le tartarughe amano sfuggire al caldo sole di mezzogiorno. Si stima che attualmente, sulle isole, vivano 20.000-25.000 tartarughe allo stato selvatico.

Se penso a come sono arrivate alle Galapagos, mi viene sempre da sorridere. I biologi ritengono che le prime tartarughe siano arrivate nell’arcipelago 2-3 milioni di anni fa, viaggiando alla deriva su enormi zattere di vegetazione staccatesi dalla costa sudamericana. Erano presumibilmente già animali di grossa taglia.

Data la velocità non certo da Speedy Gonzales delle tartarughe, farsi un selfie non è mai un’impresa; e sono anche molto fotogeniche, dico a Carlos guardando i risultati degli scatti!

Galapagos diario di viaggio - racconto di un tour di 10 giorni_fringuello di Darwin
El Chato è anche un luogo interessante per gli appassionati di birdwatching. Carlos mi tende il binocolo per osservare alcuni esemplari dei celebri fringuelli che ispirarono a Charles Darwin la teoria dell’evoluzione. Alle Galapagos vivono 13 specie; sono tra gli uccelli più abbondanti nelle isole. Ogni specie possiede una forma e una dimensione particolare del becco e il loro comportamento alimentare si è specializzato per occupare una nicchia specifica. Così più specie possono vivere nello stesso ambiente, senza entrare in competizione. Magie della natura!

Galapagos diario di viaggio - racconto di un tour di 10 giorni_Tunnel di Lava_Santa Cruz
Approfitto della mia presenza a El Chato per esplorare alcuni tunnel di lava di cui è famosa Santa Cruz. E’  veramente singolare la formazione di queste incredibili gallerie naturali.
 Quando c’è un’eruzione, la lava scorre lungo i lati del vulcano e sulla terra. Mentre si raffredda in superficie, la lava calda continuava a scorrere però nel sottosuolo come un fiume, creando così delle cavità all’interno della roccia che con il tempo si raffreddano, si solidificano e.. attendono visitatori!

Arrivo a Puerto Ayora, prendo possesso della mia stanza all’hotel La Isla, un ottimo 3 stelle superior ed esco per cercare la muta con cui fare snorkeling nei prossimi giorni.

E’ novembre e la temperatura dell’acqua dell’oceano non è certo tropicale: siamo sui 20°C! Una muta è d’ obbligo se si vuole stare a mollo per un po’ nel Pacifico con maschera e pinne, senza soffrire il freddo. Opto per una 5 mm completa; sarò esagerato, ma sono sicuro che starò bene.

Mi faccio dare anche la cintura con alcuni pesi per bilanciare l’eccesiva galleggiabilità che mi darà il neoprene. Consiglio sempre  i miei clienti di noleggiare una muta al primo giorno, provandola con calma, per evitare brutte soprese. A bordo delle imbarcazioni ce ne sono, ma non si può mai essere certi di trovare quella giusta. Perché correre il rischio di rovinarsi una escursione di snorkeling, quando è possibile con poco trovare la giusta soluzione?

Galapagos diario di viaggio - racconto di un tour di 10 giorni_mercato del pesce_Santa Cruz
Alle Galapagos per la cena non c’è che l’imbarazzo della scelta: il pesce è a km 0 e proviene da uno delle zone più ricche di fauna marina al mondo. A me il pesce piace in tre modi: crudo, marinato nel lime (il ceviche), fatto alla brace o fritto. Imbattersi in un ristorante alle Galapaos che non sappia offriti del buon pesce in questi 3 modi è quasi un’impresa.
E’ per questo motivo che in questo racconto di viaggio non parlerò di ristoranti, a differenza dei reportage degli altri Paesi. Cerca quello che ti ispira di più. Sicuramente farai centro!

Leggi il mio post Santa Cruz, Galapagos: cosa fare, cosa vedere, informazioni e consigli >>
Guarda dove si trova l’isola Santa Cruz – Guarda la Mappa  >>

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2° giorno:  snorkeling a Pinzon
La meta di oggi è l’isola di Pinzon, nota anche come isola di Duncan.  Circondata da acque profonde, è rimasta isolata da tutte le altre isole per millenni. L’isola è dominata da rocce, bassa vegetazione spinosa e vegetazione rada.

Partiamo verso le 8; ci attende poco più di un’ora di navigazione prima di arrivare alla meta. La barca è piena, (siamo in sedici) e scivola veloce tra le onde grazie a due potenti motori fuoribordo. Sull’isola non è possibile sbarcare, ma è possibile viverla solo attraverso le sue spiagge e facendo snorkeling (poco male!).
Manuel, la nostra guida della giornata, ci racconta come  nell’isola, una decina di anni fa, sia stata compiuta una operazione di derattizzazione per eliminare i roditori e consentire alle tartarughe giganti di riprendere a prosperare, come sta succedendo ora.

Galapagos diario di viaggio - racconto di un tour di 10 giorni_tartaruga marina
La prima sosta è a Penguin Bay. Mi infilo la muta e mi tuffo; un piccolo brivido iniziale quando un poco d’acqua inevitabilmente si fa spazio nella muta ed entra in contatto con la mia pelle. Il tempo di assestarmi la maschera e già vedo sfrecciare davanti a me alcuni leoni di mare. Una visione che si ripeterà in questi giorni.

E’ incredibile come la loro goffaggine sulla terra ferma si trasformi in una sorprendete velocità nel mare. Sono molto curiosi e non hanno nessun timore ad avvicinarsi. Penso alla loro dentatura e ringrazio il cielo che sono pacifici. Tempo 5 minuti e appare anche la prima tartaruga verde, che nuota poco lontano da me. E’ l’ unica specie di tartaruga marina a nidificare nell’arcipelago ed è anche quella più comunemente avvistata. Si ferma per brucare alghe dagli scogli, il suo principale alimento. I giovani sono più opportunisti e mangiano anche meduse, cefalopodi, crostacei e pesci.

A pranzo ci viene servito un ottimo e freschissimo sushimi; il pesce è stato catturato con una lenza mentre eravamo in acqua a fare snorkeling e preparato all’istante. E’ il pesce crudo più fresco in assoluto che abbia mai mangiato in vita mia!

Galapagos diario di viaggio - racconto di un tour di 10 giorni_turista con leone di mare
Nel pomeriggio ci trasferiamo a La Fe dove, a nostra scelta, possiamo di nuovo fare snorkeling o rilassarci sulla scintillante sabbia bianca. Visto che la mia muta si sta asciugando, opto per la seconda soluzione e ne approfitto per passeggiare sulla spiaggia. Supero un terzetto di leoni di mare, passandogli a neanche mezzo metro di distanza e questi non si muovono di un millimetro.

Osservo una coppia australiana che cerca di farsi un selfie vicino a loro. Il loro comportamento giocoso e curioso li rende gli animali più ricercati e fotografati dai turisti. Attenzione però! I leoni marini sono animali selvatici e possono avere un comportamento imprevedibile, soprattutto i maschi; occasionalmente capita che alcune persone vengano morse per non avere rispettato il loro spazio e la loro privacy.

Torniamo che sono già passate le 16. Dopo una doccia in albergo, esco per farmi un giretto prima di cena. Sorseggiando una birra osservo fregate, sule piediazzurri e gli immancabili pellicani che si danno il turno per catturare pesci nei pressi di Las Ninfas, la profonda insenatura accanto al Malecon 2003, la passeggiata a mare di Puerto Ayora. Vita grama per i pesci alle Galapagos!

3° giorno: Isabela
Mi imbarco alle 7 per Isabela. Vorrei chiarire un equivoco in cui si può cadere quando si è alle Galapagos. Quando leggi “Ferry” da un’isola all’altra scordati di salire su una di quelle enormi imbarcazioni che siano abituati a vedere incrociare in Italia e in tutto il Mediterraneo e che inghiottono nella loro pancia decine e decine di veicoli. Qui siamo alle Galapagos e le prospettive cambiano.

Galapagos diario di viaggio - racconto di un tour di 10 giorni_ferry

Ad attendermi sul molo è quindi una di quelle imbarcazioni simili a quella con cui sono andato ieri a Pinzon ma un po’ più grande, che in circa 2 ore (se il mare sarà calmo) condurranno i passeggeri da un’isola all’altra. Per chi soffre il mal di mare il viaggio può essere un po’ fastidioso.

Basterà dotarsi di cerotti o chewingum e il problema è risolto. In alternativa c’è l’aereo che, nemmeno il tempo per prendere quota e già deve abbassarsi per atterrare: il volo dura effettivamente circa ½ ora tra isola a isola.

Galapagos diario di viaggio - racconto di un tour di 10 giorniIl tempo di posare la borsa zaino in albergo e sono già fuori. Sul molo mi mangio una empanadas e intanto guardo Las Tintoreras, la meta dell’escursione del pomeriggio.

Usciamo dal porto che sono poco passate le due e passiamo vicino a una fila di barche ormeggiate con leoni marini addormentati sui loro ponti. Sfiliamo vicino alle rocce, in prossimità della costa e Marcos, il pilota, abbassa il gas per farci dare una occhiata alle sule dai piediazzurri, ai pellicani e ad alcuni esemplari di pinguini delle Galapagos, gli unici pinguini che vivono all’equatore, intenti a pulirsi le loro penne. Il potente motore recupera poi giri velocemente e gli isolotti appaiono così sempre più grandi.

La prima sosta è ad una piccola spiaggia dove ci aspetta un sentiero naturalistico ben segnalato. È uno strano paesaggio alieno, roccia vulcanica scura proveniente da antiche colate di lava. Le mangrovie rallegrano una parte della riva. Facciamo qualche passo e ci troviamo circondati da una miriade di iguane marine, che adorano questo sperone roccioso. Ce ne sono centinaia e centinaia ovunque e sembrano impermeabili alla nostra presenza, tanto che non si allontanano dal sentiero e bisogna quindi prestare attenzione per non calpestarne qualcuna.

Galapagos diario di viaggio - racconto di un tour di 10 giorni_iguana
L’iguana marina l’unica lucertola al mondo in grado di nuotare. Si ciba principalmente di alghe sugli scogli o che coglie anche in profondità. E’ adatta perfettamente all’ambiente marino. Le zampe facilitano il nuoto, mentre le narici hanno una particolare ghiandola che consente all’animale di liberarsi del sale in eccesso. Si stima che la popolazione di iguane marine alle Galapagos sia formata da 200.000-300.000 esemplari.

Le iguane non sono gli unici abitanti della spiaggia e degli scogli.  Non passano inosservati i granchi che zampettano velocissimi tra gli scogli. Alle Galapagos li chiamano Sally Lightfoot Crab, in italiano “granchio rosso delle rocce” (Grapsus grapsus) e devo dire che sono altamente fotogenici. Hanno infatti una intensa e vivace colorazione blu e rossa, con un ventre bianco o blu pallido. Ci spiega Diego, la nostra guida, che sono gli spazzini   dell’arcipelago, in quanto si nutrono di qualsiasi cosa.

Galapagos diario di viaggio - racconto di un tour di 10 giorni_granchio

Ad un certo punto del sentiero, ci imbattiamo in uno stretto canale, largo solo 2-3 metri, che si insinua tra due bracci di lava, pieno di acqua incredibilmente limpida.

Diego ci dice di guardare attentamente e vediamo così, apparentemente addormentati, diversi tintoreras, come vengono chiamati da queste parti, gli squali pinna bianca.  Ecco da dove prendono il nome questi isolotti!

Galapagos diario di viaggio - racconto di un tour di 10 giorni_squalo pinna bianca
Li incontrerò poco dopo quando con maschera e pinne entriamo in acqua, assieme una miriade di pesci colorati e svolazzanti, ad alcune razze e persino barracuda, che nuotano sopra un fondale ricco di spugne e stelle marine.

Torniamo a Puerto Villamil all’ora dell’aperitivo. Mi sorseggio l’immancabile birra passeggiando lungo la lunghissima avenida Antonio Gil, godendomi le varie scenette che colgo, cammin facendo, in cui leoni di mare e pellicani sono alcuni dei principali protagonisti.

Leggi il mio post  Isabela cosa vedere >>
Guarda dove si trova Isabela >>

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4° giorno: Tour al Vulcano Sierra Negra
Isabela ospita ben 5 vulcani: Darwin, Wolf, Alcedo, Cerro Azul e Sierra Negra. Proprio la loro presenza, unitamente alla distanza e l’impervietà degli ambienti che li separa, sono state le condizioni per lo sviluppo di ben 5 specie di tartarughe giganti, strettamente legate agli habitat di ciascun vulcano presente nell’isola.

E’ possibile salire unicamente su un vulcano, il Sierra Negra. Per andare sull’Alcedo è necessario, invece, avere un permesso speciale del Parco e seguire un protocollo per evitare di contaminare la locale popolazione di tartarughe, formata da circa 5000 esemplari.

Galapagos diario di viaggio - racconto di un tour di 10 giorni_vulcano Sierra Negra
Mi ritrovo così a camminare su una strada in pietra lavica che sale dolcemente verso la cima del Sierra Negra. Nello zainetto una merenda, un paio di sandwich, dell’acqua e un succo di frutta. Dopo circa 4 chilometri arriviamo sul bordo del vulcano. Siamo fortunati con il tempo.

La nebbiolina che ci avvolto nella prima parte della camminata è sparita e un bel sole ci permette di ammirare l’enorme caldera che, con un diametro di circa 9 chilometri, è per dimensione è la seconda più grande al mondo. Sierra Negra è uno dei vulcani più attivi di Isabela e ha eruttato l’ultima volta nel 2018. Guardando in basso nel cratere, Julio, la nostra guida, ci aiuta a distinguere le aree delle colate laviche più recenti.

Galapagos diario di viaggio - racconto di un tour di 10 giorni_vulcano Sierra Negra

Dopo aver trascorso un po’ di tempo a goderci il panorama, continuiamo per una manciata di chilometri. Progressivamente la vegetazione scompare e i campi di lava passano dal nero a tonalità oro, rame e ruggine. Passiamo vicino a delle fumarole fino a raggiungere Volcan Chico, che non è un vulcano a sé stante, ma fa parte del Sierra Negra.

Dalla cima ci godiamo Isabela distesa placida sotto di noi, una enorme macchia che risalta nel profondo blu del Pacifico. Ritorniamo sui nostri passi e rientro in albergo che sono da poco passate le 2 del pomeriggio. Complessivamente siamo stati in giro quasi 7 ore, percorrendo circa 16 chilometri.

Il tempo di farmi una doccia e decido di aggiornare il mio giornaliero tabellino di marcia, percorrendo ancora circa un chilometro per raggiungere Concha de Perla, una piccola baia dall’acqua cristallina perfetta, in condizioni di bassa marea, per lo snorkeling. La particolarità è che non fa parte del Parco nazionale, per cui è possibile visitarla in autonomia, senza la presenza di una guida.

Galapagos diario di viaggio - racconto di un tour di 10 giorni_leone di mare

Percorro una passerella di legno su cui mi imbatto negli immancabili sonnacchiosi leoni di mare. Approdo su una piattaforma e raggiungo l’acqua scendendo alcuni scalini. Grazie ai consigli di Julio, indosso delle scarpette nautiche, così ho i piedi protetti dai ricci che si trovano sul fondale. Che spettacolo: neanche il tempo fare di qualche bracciata, che già mi si parano davanti dei pacifici leoni di mare. Mi imbatto poco dopo nella oramai immancabile tartaruga marina, in pesci pappagallo, razze, oltre a un numero incredibile di stelle di mare. Veramente una perla!

5° giorno: Isabela-Santa Cruz
Mi alzo presto perchè voglio approfittare della mattinata libera e delle primissime ore del pomeriggio, prima di imbarcarmi alle 15 per ritornare a Santa Cruz, per depennare una serie di mete presenti nella mia lista dei desideri a Isabela.

Mi incammino così lungo la avenida Antonio Gil, in direzione opposta a Concha de Perla.  La mia meta  è il Muro de las Lágrimas, una parte di pietra lunga 100 metri, un “souvenir”  dei tempi in cui  Isabela ospitava una colonia carceraria. La punizione consisteva nel farlo costruire, abbattere e ricostruire nuovamente ai detenuti. Il muro è a secco, la precisione con cui sono state posate le pietre lascia decisamente a desiderare.

Sicuramente, penso guardando l’opera, ognuna di loro è stata posta dagli ospiti forzati di Isabela con rabbia, sconforto, stanchezza e tensione, in netto contrasto con i sentimenti che provano gli attuali visitatori di Isabela di fronte alle opere della natura.

Galapagos diario di viaggio - racconto di un tour di 10 giorni_cactus in fiore
In sé il muro non vale la visita, ma è il punto terminale di un percorso in cui è possibile ammirare diverse spiagge, zone umide ricche di uccelli, mangrovie e raggiungere punti panoramici. Oltre ad avere la possibilità di incontrare, come mi è capitato, tartarughe terrestri strada facendo.

Tornando verso Isabela faccio una deviazione per visitare il Centro di Crianza, dove sono allevate molte tartarughe giganti, tenute in grandi recinti all’aperto. Per raggiugerlo cammino su una lunghissima passerella di legno che attraversa una laguna in cui scorgo diversi uccelli tra cui dei bellissimi, rosati fenicotteri che mi sembrano sospesi nell’acqua.

Rientro a Puerto Villavil in tempo per recuperare il bagaglio in albergo e mangiucchiare qualcosa. La navigazione è tranquilla e rientro a Santa Cruz senza problemi.

Galapagos diario di viaggio - racconto di un tour di 10 giorni_isola Bartolomé
6° giorno: Bartolomé
Sono passate da non molto le 6 del mattino e mi ritrovo su un pullmino che mi sta portando verso l’isola di Baltra, per salire su una barca che mi condurrà sull’isola da cui ammirare il panorama più fotogenico delle Galapagos: Bartolomé.

Una volta saliti sulla barca, decisamente di dimensioni maggiori rispetto a quelle utilizzate per le escursioni nelle altre isole, condivido il tavolo su cui faccio colazione con una simpatica e giovane coppia gay olandese. La navigazione è abbastanza lunga, circa due ore, durante le quali ascoltiamo, tra un discorso e l’altro, una serie di notizie sull’isola.

Bartolomé è geologicamente molto giovane e ha una dimensione di soli 1,2 kmq. Il nome è in onore di Sir Bartholomew James Sulivan, un amico di Charles Darwin, sottotenente a bordo del brigantino Beagle. Una volta sbarcati, ci inerpichiamo per un sentiero che sale con una serie di rampe di legno, collocate sapientemente per evitare l’erosione del terreno. Ci addentriamo in un paesaggio decisamente lunare.

Galapagos diario di viaggio - racconto di un tour di 10 giorni_isola Bartolomé_passerella

La guida si sofferma per farci ammirare diverse formazioni vulcaniche, che interpretiamo grazie alle sue spiegazioni e per mostrarci alcune piante pioniere, fondamentali per bloccare con le loro radici la sabbia vulcanica
Raggiungiamo così la cima, a 114 metri di altezza, alcuni con un po’ di affanno, visto i tanti gradini (circa 600) da scarpinare.

Smartphone e macchine fotografiche si mettono subito all’opera per immortalare il paesaggio. Ho ancora una fortuna sfacciata con il tempo e la radiosa giornata mi consente di gustare in pieno la vista spettacolare sull’isola di Santiago con Sullivan Bay e alla sinistra Pinnacle Rock, mentre dall’altra parte, in lontananza si scorgono Daphne Major e Minor. Per la loro selvaggia bellezza e il fascino che emanano, Bartolomé e Pinnacle Rock  sono stati i set del  bel film 2003 “Master and Commander” con Russel Crowe.
Nel pomeriggio saliamo su un panga (una piccola imbarcazione) che ci porta vicino agli scogli, da cui scorgiamo diversi pinguini che non contraccambiano lo stesso interesse che abbiamo nei loro confronti.

Galapagos diario di viaggio - racconto di un tour di 10 giorni_Pinaccle Rock con pellicano
Passiamo intorno alla spettacolare Pinnacle Rock, un cono vulcanico che si formò quando il magma venne espulso da un vulcano sottomarino; l’oceano raffreddò la lava calda, creando questa enorme roccia, formata da molti sottili strati di basalto.

Sbarchiamo infine in una piccola baia sabbiosa, dove facciamo snorkeling e dove abbiamo l’onore di avere, come compagni di escursione, prima un pinguino che sfreccia veloce, lasciando dietro a sé una striscia di bollicine,  seguito poco dopo da una iguana marina che, flessuosamente, passa sulla mia destra, mentre ammiro dei pesci pappagallo. Torniamo a Santa Cruz che sono le 5 passate del pomeriggio.

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7° giorno: Santa Cruz- San Cristobal
Oggi trasferimento a San Cristobal, la capitale della Galapagos. Ho deciso di partire con il ferry delle 15, per avere tempo di visitare alcuni posti a cui tengo. Mi reco così di buon mattino alla Stazione scientifica Charles Darwin, a 10 minuti di cammino dal centro di Puerto Ayora. E’ il cuore pulsante della maggior parte delle attività di conservazione delle Galapagos e da qui vengono gestiti molti programmi di riproduzione per le tartarughe giganti e iguane terrestri, ricerche sui movimenti dei pinguini tra le isole Galapagos, delle tartarughe marine e anche degli squali.

Al di là delle mostre e dei tanti pannelli che consentono di capire nel dettaglio i diversi aspetti che caratterizzano il clima, la geologia e l’evoluzione di piante e animali dell’arcipelago, mi concentro su uno spazio espositivo  particolare. Mi ritrovo così davanti alla più famosa tartaruga delle Galapagos, Lonesome George (Giorgio il solitario), che avevo avuto l’onore di vedere in carne e ossa nel 1992 e che mi ritrovo ora imbalsamato in una vetrina all’interno della mostra a lui dedicata.


Giorgio era l’ultima tartaruga gigante dell’isola di Pinta, la più settentrionale dell’arcipelago. Furono fatti molti tentativi infruttuosi per trovargli una partner e convincerlo a riprodursi. Quindi si spense nel 2012 all’età di circa 100 anni, per cause naturali, senza lasciare eredi. Con lui si estinsero ufficialmente le tartarughe di Pinta.

Mi rimane ancora un po’ di tempo e raggiungo così una delle mie spiagge preferite alle Galapagos: Bahia Tortuga.
E’ una splendida striscia di sabbia a circa 40 minuti di cammino da Puerto Ayora, che raggiungo grazie a un sentiero lungo circa 2.5 km. E’ una spiaggia che non si trova all’interno dei confini del Parco, per cui è frequentabile liberamente dall’alba al tramonto. L’unico vincolo è che non è possibile fare il bagno, permesso invece nella vicina Playa de los Perros.

Ho uno splendido ricordo di un pomeriggio passato nel 1992 su questa spiaggia, in pieno relax, prendendo il sole e camminando lungo l’arenile, ammirando tantissimi di quegli animali di cui ho parlato sinora.

Galapagos diario di viaggio - racconto di un tour di 10 giorni_Puerto Baquerizo Moreno

Sbarco a Puerto Baquerizo Moreno, la “capitale” delle Galapagos, che sono quasi le 5.30 del pomeriggio. La piccola cittadina si trova nella parte sud occidentale dell’isola di San Cristobal, la seconda isola più popolosa dopo Santa Cruz e una delle più vecchie dal punto di vista geologico. Si stima che abbia 2.4-4 milioni di anni. E’ composta da tre o quattro vulcani che si sono fusi tra di loro.

Leggi il mio post  San Cristobal cosa fare >>
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8° giorno: Kicker Rock (Leon Dormido)
Mi sembra di essere un lillipuziano. Dalla barca in cui mi trovo, il mio sguardo ricade 150 metri più in alto, dove si trova la fine di due gigantesche rocce che si ergono sull’oceano Pacifico. Sono quel che resta di un cono di lava eroso dall’oceano.

Mi trovo appena al largo della costa occidentale dell’isola di San Cristobal e i giganti da cui sono sopraffatto sono quelli di Kicker Rock, conosciuti anche come Leon Dormido, dopo Bartolomé il secondo paesaggio iconico delle Galapagos.

Viste da sud questi scoglioni assomigliano, con un po’ di fantasia, a un leone addormentato, da cui il nome spagnolo. Da un’altra angolazione, anche qui la fantasia deve essere di soccorso, assomigliano a una scarpa, da cui il nome in inglese.

César, la nostra guida, si sbraccia per farci ammirare gli ospiti delle scogliere tra cui le sule, fregate e diverse altre specie di uccelli. Si sofferma in particolare su uno degli animali “beniamini” e più fotografati dai turisti che visitano le isole, le sule piediazzurri, famose per la colorazione delle loro zampe, le loro danze di accoppiamento e la capacità di immergersi fino a 100 metri di profondità per cercare cibo.

Il colore particolare delle zampe, spiega César, è dovuto alla presenza di carotenoidi, pigmenti che derivano dalla loro dieta composta di pesci. Per le femmine il colore delle zampe è un fattore determinante per scegliere il partner con cui accoppiarsi: più è brillante, migliore è la condizione fisica del partner. Quindi vince chi ha le zampe più colorate!

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Scendiamo in acqua con la speranza, o meglio l’illusione, di cogliere dalla superficie la sagoma inconfondibile di uno squalo martello, che proprio qui alle Galapagos, ma più a nord, nelle acque che bagnano le isole di Darwin e di Wolf, può essere ammirato in plotoni compatti di decine e decine di esemplari.

Ci imbattiamo invece in numerose tartarughe marine verdi; il mio record personale è di 17 esemplari avvistati nel corso di una immersione a Cozumel, in Yucatan. Qui, quando pensavo oramai che il record sarebbe stato battuto, dopo un po’ perdo il conto, complice anche il fatto che mi faccio distrarre da un paio di coppie di aquile di mare maculate che volteggiano sotto di noi, librandosi nel blu.

In ogni caso le tartarughe verdi erano veramente tante e non siamo neanche in periodo di riproduzione (da dicembre a marzo) quando le femmine si fanno vedere  maggiormente vicino alla riva, il luogo che faticosamente risaliranno per deporre le uova (anche un centinaio)  in una buca scavata con le loro zampe posteriori.
Una volta rientrati, decido di chiudere in bellezza la giornata, andandomi a godere il tramonto sul Cerro Tijeretas,  nel mirador dove c’è la statua di Charles Darwin, per ricordare la sua presenza a San Cristobal.

Prendo il sentiero seguendo inizialmente le indicazioni per Playa Mann e lungo il percorso mi godo alcuni splendidi scorci della costa nord di San Cristobal, rivedendomi Leon Dormido, questa volta a una altezza maggiore rispetto a qualche ora fa.

Al mirador di Darwin sono solo. Ne approfitto quindi per ridiventare bambino. Mi metto così a cavalcioni prima del leone di mare, poi della tartaruga gigante e infine dell’iguana in bronzo che stanno ai piedi della statua del biologo, per decidere su quale animale ammirare lo spettacolo del sole  che scompare all’orizzonte.

Alla fine, per non fare torto a nessuno, mi siedo in bilico sulla balaustra in legno del mirador, ed estraggo dallo zaino una ancora fresca, rossa Reptilia, una birra artigianale made in Galapagos  e il sacchetto di patatine acquistate per l’occasione. Stappo la bottiglia e brindo in onore di Darwin, per tutto il sapere che ci ha regalato!

9° giorno: Española
Española è l’isola più meridionale dell’arcipelago delle Galapagos. Per molti è anche una delle più belle e affascinanti e uno dei siti più popolari nelle Galapagos, in quanto ospita una straordinaria varietà e quantità di fauna selvatica.
Partiamo alla mattina presto e anche questa volta il gruppo è al completo, 16 persone.

L’approdo a Punta Suarez, dopo due ore di navigazione da Puerto Basquerizo Moreno è piuttosto agevole; per raggiungere il sentiero aggiriamo un gruppo di leoni marini, pigramente distesi sulla spiaggia. Ci sono alcuni piccoli che giocano nell’acqua.

E’ questo per loro un modo per iniziare a prendere confidenza con il mondo.
Carlos, la nostra guida, ci fa subito osservare le iguane marine dai vivaci colori rossi e verdi. Sono le uniche iguane marine, in tutte le Galapagos, la cui pelle rimane colorata nel corso dell’anno. Tra le rocce sbucano anche lucertole di lava.

Attraversiamo una zona con cespugli e ci inoltriamo poi in un’area dove alcune sule di Nazca stanno covando le uova lungo il sentiero, in prossimità delle scogliere. Gabbiani coda di rondine e altri uccelli marini si involano dentro e fuori gli anfratti delle scogliere.

Proseguiamo verso l’interno, il sentiero conduce a una scogliera sul lato meridionale dell’isola che si affaccia sull’oceano. Le onde si infrangono in una fenditura di lava, creando uno sfiatatoio che spruzza acqua a circa 30 metri di altezza.

Galapagos diario di viaggio - racconto di un tour di 10 giorni_albatri
Il punto forte di Punta Suarez – e forse una delle zone più importanti delle Galapagos, è la presenza degli albatri  delle Galapagos, uno dei tanti affascinanti misteri della natura. I biologi stimano che circa 25.000 – 30.000 esemplari, quasi tutta la popolazione mondiale di questi volatili, si ritrovi a  Española tra aprile e dicembre di ogni anno.

A novembre, il mese in cui mi trovo, gli albatross hanno praticamente terminato gli aspetti più straordinari del loro ciclo di vita: gli spettacolari rituali del corteggiamento, che prevedono una serie di movimenti del becco e l’emissione di sonori richiami che si possono osservare ad aprile, la deposizione delle uova a maggio, la nascita dei piccoli a giugno e luglio.

L’intera colonia lascia Española entro gennaio, con le prime partenze però già a dicembre, per poi tornare alla fine di marzo. I giovani albatri rimarranno in mare per circa cinque anni prima di tornare in a Española alla ricerca del loro partner.

Dopo pranzo ci rilassiamo sulla splendida Gardner Bay. La brezzolina mi invita a non stare fermo e ne approfitto così per farmi una splendida camminata, con i piedi nell’acqua, lungo la spiaggia di sabbia bianca che, con i suoi 2 chilometri, è una delle più lunghedell’arcipelago. Passo in rassegna a decine di leoni di mare sdraiati sulla rena a prendere il sole. Tornato alla base mi butto in acqua, giusto in tempo per vedere un po’ di pesci pappagallo, diversi pesci chirurgo e un paio di immancabili tartarughe verdi.

All’uscita dall’acqua sorprendo una coppia di mimi che cercano di ispezionare il mio zainetto alla ricerca di cibo.    I mimi sono impavidi e spesso atterrano sulla testa e sulle spalle dei visitatori in cerca di cibo.

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10° giorno: partenza
Oggi è una giornata triste. Mi spingo sino a Playa Punta Carola per il mio saluto finale al Pacifico. Non è molto lunga, solo 300 metri, ma come al solito ricca di natura. Osservo un gruppo di leoni di mare al sole, come dei nostrani vitelloni. Uno di loro, girandosi, a un certo punto alza una pinna; lo leggo come un segnale di saluto, meglio di arrivederci. Galapagos, a presto!

Galapagos diario di viaggio - racconto di un tour di 10 giorni_leone di mare con yacht

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Mi chiamo Roberto Furlani e lavoro con passione nel Turismo da 30 anni, di cui 15 passati a dirigere l’Ufficio Turismo del WWF Italia (Fondo Mondiale per la Natura) e 12 come Tesoriere di AITR (Associazione Italiana Turismo Responsabile).

Grazie anche a questa ricca esperienza sono oggi Responsabile Prodotto e Tour operator per Evolution Travel (il Network che conta più di 600 consulenti di viaggio on line), per cui ho creato più di 120 programmi di viaggio, con cui potrai scoprire il Centro-Sud America!

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